Questa sera di novembre un poco mite mi accoglie in uno dei giorni in cui provo a indovinare la mia vita e la porto a Lacedonia dove fingevo di andare a scuola negli anni in cui cominciavo a parlare alle donne, era un parlare fitto che non è mai finito, un parlare che adesso molto spesso è scritto. Avevo annunciato in Rete che andavo a Lacedonia e il mio amico Antonio Trivelli mi aveva ricordato che è il paese in cui è nata sua madre. Mentre giro per le strade contadine non so dove sia nata, ma penso a lei e a tutti quelli che sono nati qui e morti altrove, tutti quelli che avrebbero voluto tornare e non hanno potuto.
Non è dolorosa questa sera, non mi dà pena la visione delle porte chiuse, c’è un silenzio che non sa di desolazione, c’è un silenzio buono forse perché non c’è il vento freddo dei Balcani. In queste case oltre ai contadini c’erano falegnami, calzolai, barbieri, c’erano i nati storti e i nati morti, perché mai bisogna scordare com’era chiusa e cupa la vita alla metà del secolo scorso. Ma qualcuno invece di aprirla l’ha tradita, ha tradito la madre di Antonio la madre di Pasquale Innarella, la madre di Tonino Di Ninno.
Tutte le nostre madri sono state tradite, hanno pianto invano i figli morti, i figli emigrati, ma ora, ma questa sera Lacedonia è senza spine e ci cammino dentro come se fosse la mia fortuna e sento il cielo e qualche voce che arriva e mi piace il buio, mi fa quasi tenerezza il fatto che negli ultimi anni qui e altrove non si riesce a fare altro che nuove pavimentazioni, posano pietre, posano omaggi a un tempo vinto dall’asfalto, un mondo che se arrivasse oggi uno come Lomax troverebbe vuoto e senza canti, povero di storie nuove, lontano da quelle antiche.
Spesso mi sono detto che non doveva andare così, ma questa sera Lacedonia così com’è non mi dispiace, la storia qui ha lavorato sul levare e il paese ora somiglia alla poesia, anche la poesia sottrae qualcosa per dare forza a ciò che dice. Quindi, se volete un po’ di letteratura cercatela qui, nelle strade dove non c’è nessuno c’è una mistica povera che ha preso il posto della povertà contadina. Quindi, se volete un po’ di religione venite qui e guardate, guardare adesso è l’unica preghiera che possiamo fare.
” i vecchi hanno voglia di parlare, i vecchi hanno voglia di raccontare. Fermate il vostro tempo, siate pronti ad ascoltare, infinita saggezza e tanta umanita’, frutto di sudore, fatica e poverta’. Nessuno dovrebbe mai abbandonare, ma curare, accarezzare, abbracciare. Quando sara’ finita ogni fragile esistenza, il rimorso di aver fatto poco o niente turbera’ qualsiasi coscienza. La migliore generazione se ne va in silenzio ed umilta’, quasi per non disturbare, in punta di piedi, con semplicita’, grande esempio di dignita’ e coerenza, fronte ruvida, guance solcate dalla sofferenza. Un giorno siederete sulla stessa panchina o tra le vostre mura, avrete voglia di raccontarvi ed esorcizzare la paura, spererete che qualcuno si avvicini, a quell’eta’ in cui si torna bambini. Offrite un abbraccio, un bacio, una carezza, prima che sulla chioma bianca soffi l’ultima brezza.”
( luigi Salzarulo – rime – ” l’ultima brezza ” )
La foto, tratta dal web, e’ di Francesco Mangialavori.
LA LENTA AGONIA DEI PICCOLI PAESI…. Negli ultimi tre mesi ho visitato e filmato 10 paesi, vedrete tutto nel prossimo inverno…La bellezza di questa terra ti incanta, ma nel contempo ti fa percepire un comune denominatore : La desolazione. Una quiete che inizialmente ti ammalia e poi comincia a far rumore… Ci sono più automobili che persone, le piazze sono vuote, se vuoi incontrare qualcuno devi andare al cimitero. Non è una battuta, al cimitero trovi sempre qualcuno in visita ai defunti. Non lasciatevi abbagliare dai fuochi fatui d’agosto, a settembre riprende la inesorabile agonia… D’altronde, quasi dappertutto, i decessi superano le nascita e i giovani vanno tutti via in cerca di lavoro e di un avvenire migliore.. Questo significa, lo dice la matematica, che tra 150 anni molti borghi diventeranno paesi abbandonati, cosi detti fantasmi, come Craco, Roscigno Vecchia, Romagnano al Monte dove i turisti, tra topi, rovi ed erbacce, andranno a fare l’autoscatto che gli italiani inglesizzati chiamano selfie e che a me sembra più il nome da dare a un cagnolino. (Parliamo e scriviamo in italiano, per favore, conserviamo le nostre radici). In Italia ogni anno scompare un paese di 5.000 abitanti e sicuramente la media é destinata ad aumentare, una vera e propria desertificazione in atto. Come può crescere il turismo se in tre paesi diversi diventa un’impresa ardua trovare un castello, un mulino e una fontana ubicati fuori dai centri abitati?
Una infinita’ di strade interpoderali che si intersecano tra di loro senza nessuna indicazione stradale,devi essere fortunato se incontri qualcuno, oppure devi fermati in diverse masserie per chiedere indicazioni.Come si fa a parlare di turismo se la strada che spazia sull’infinito granaio dell’Irpinia,da Vallata fino a Bisaccia, e’ cosi’ dissestata e pericolosa? Una mortificazione per un paesaggio mozzafiato cosi’ bello che in questo periodo mostra ancora il biondeggiare del grano raccolto e riesce perfino ad annientare l’eolico selvaggio che pervade l’Altopiano del Formicoso.…Se avete tempo approfittatene e percorrete,con molta cautela, la Bisaccia Vallata che in questo periodo regala colori spettacolari e un paesaggio unico… Quanto fa male vedere i paesi senza vita con case nuove e centri storici ricostruiti..in realta’ quello che manca non e’ solo la vita,ma il senso del vivere in comune. Le comunita’ non esistono piu’,esistono solo piccole comunita’ che si muovono tra di loro.La vita sociale e’ puramente fittizia, espressa per lo piu’ attraverso i social. L’egoismo e l’individualismo diventano sempre piu’ predominanti e ci condurranno alla guerra tra i poveri senza dimenticare il campanilismo tra i paesi che diventano sempre piu’ arroccati. Sbaglia chi crede di poter far prevalere il proprio paese sugli altri. Le cattedrali nel deserto non hanno vita lunga,se muoiono i piccoli paesi intorno moriranno anche quelli piu’ grandi.
Come si esce da questa impasse? Beh innanzitutto la politica deve cambiare passo,restituire dignita’ alla politica.Occorre tanta lungimiranza,servono persone capaci di guardare lontano per programmare il futuro e che abbiano il senso del bene comune. Non sono piu’ sufficienti piccole idee per i piccoli paesi,ci vogliono grandi idee e grandi progetti per attrarre gli investitori e ripopolare i paesi. L’unione dei paesi e’ la via maestra per salvare il salvabile, per poter ambire a grandi progetti per salvare i piccoli paesi, patrimonio di un’Italia in via di estinzione. Vi siete mai chiesto perche’ L’Italia e’ l’ultimo paese nella graduatoria europea di opere ammesse a finanziamento ?… Ci aspetta una grande sfida per il futuro. Saremo capaci di ragionare in termini di comunita’ allargate,di unione dei piccoli paesi ? Spero di sbagliarmi,ma nutro dei forti dubbi in proposito. Si potrebbe parlare all’infinito, ma saranno soltanto parole,nella vana speranza di una nuova fase ,di un auspicabile cambio di passo. Un tragico futuro sembra essere gia’ scritto,la politica ha bisogno di un cambiamento epocale che forse non avverra’ mai… E questo e’ tutto.. “ e’ cheste’ “direbbe qualcuno di noi diversamente paesologo….Un abbraccio a tutti, felice estate con meditazione…Fraterni saluti,luigi salzarulo.
( N.B. “ VIANDANTE D’IRPINIA” – Segui il nostro viaggio tra i Paesi d’Irpinia sulle pagine Facebook e YouTube del Circolo del Viaggiatore Lioni.)
Questo fabbricato in campagna abbandonato, testimone dell’attività agricola delle passate generazione. Il mezzo di locomozione gli asini muli con i carri. Quante volte ho dormito in campagna per la raccolta del grano. Restavo a dormire in campagna per tanti motivi: mi alzavo fresco e riposato. Ero già sul posto e mi risparmio la fatica del percorso, inoltre preferivo farlo… quando il grano era troppo bruciato dal sole, e non si poteva fare i covoni, cosi alla mattina presto era umido e si poteva raccoglierlo. Quanti ricordi… la nostalgia di quei tempi, con poco eravamo contenti.