La festa nazionale svizzera ricorre ogni 1º agosto. La nascita della Confederazione, nei primi giorni d’agosto dell’anno 1291. Con la stipulazione del Patto confederale, tre cantoni: (Svitto e Untervaldo, cantoni primitivi). Danno vita ad un’alleanza per contrastare le pressioni degli Asburgo d’Aaustria, attraverso l’amministrazione dei balivi.
La mattina di questo giorno si tiene la tradizionale festa sul praticello del Grütli, alla presenza del presidente della Confederazione e altre personalità importante. La popolazione festeggia in maniera sobria davanti ad un falò, esponendo le bandiere sui balconi e sparando fuochi artificiali. Alle ore 20 di sera, tutte le campane della Svizzera suonano a festa.Ogni anno un comune svizzero scelto a rotazione delle regione linguistiche… Ospita i festeggiamenti ufficiali, trasmessi dalla TV a rete unificata.
Una seconda festività comune a tutti gli svizzeri è il digiuno federale. Inizialmente celebrato solo dai cantoni protestanti a partire dal 1643. Anche nei cantoni cattolici introducano prescrizioni riguardanti la preghiera e il digiuno. Nel 1796 festa federale di preghiera. Nel 1832 la Dieta Federale dispone che cattolici e protestanti in tutti i cantoni, celebrino una giornata di preghiera, digiuno e ringraziamento la terza domenica di settembre.
Foto Michele Bortone esposti al balcone palloncini colorati con la croce Svizzera
La mostra curata da Simona Guerra mette in relazione le opere di due autori americani operanti in Italia negli stessi anni: nel 1953 Hazel Kingsbury Strand (e suo marito Paul Strand) sono a Luzzara; nel 1957 Frank Cancian è più a sud, a Lacedonia, in Campania, a documentare la vita di questo altro paese della provincia italiana. Una mostra unica che ci racconta come eravamo noi italiani, visti con gli occhi degli stranieri, in un’epoca di grandi cambiamenti culturali, economici e sociali quale fu il dopoguerra per l’Italia. Dall’inizio degli anni ’50 l’Italia si è fatta meta di numerose visite da parte di autori americani che trovavano nella nostra penisola un fascino altrove impossibile da fotografare.
I motivi di questo interesse sono diversi per ognuno di loro, ma tutti hanno in comune il fatto di essere testimonianze preziose per la nostra storia nazionale.Lavori di documentazione magnifici su come eravamo noi italiani, visti con gli occhi degli stranieri, in un’epoca di grandi cambiamenti culturali, economici e sociali quale fu il dopoguerra per l’Italia.Nel 1953 Hazel Kingsbury Strand e suo marito Paul Strand sono in Italia a fotografare un piccolo paese: Luzzara, in Emilia. Anche Frank Cancian pochi anni dopo, nel 1957, è in Italia, ma più a sud, a Lacedonia, in Campania, a documentare la vita di questo piccolo paese.
I loro sono modi molto diversi di guardare la provincia, e non ci sono solo motivi geografici o di stile bensì di punti di vista, di formazione e di approccio alle cose.Quello di Cancian è uno sguardo antropologico interessato alle persone e al loro modo di vivere il quotidiano in tutti i suoi risvolti, sociali e culturali; diversamente quello di Hazel Kingsbury Strand, oltre a possedere una grazia e una discrezione tutta femminile, è più assimilabile a quello di una fotoreporter – come lei era – questa volta chiamata a documentare non solo un paese ma un lavoro fotografico e di ricerca che sul paese di Luzzara si stava svolgendo. In quegli stessi mesi infatti suo marito Paul Strand e lo scrittore Cesare Zavattini, stavano costruendo un lavoro poi passato alla storia: il libro Un paese, pubblicato per Einaudi nel 1955.Questa mostra nasce con l’intento di far dialogare tali sguardi posati sul nostro bel Paese.Come fossero registi, Cancian e Kingsbury Strand hanno messo in luce con autorevolezza e bellezza quel cambiamento di cui noi italiani siamo stati attori.
Ma perché proprio questo incontro? Il Progetto 1801 Passaggi
Nell’agosto di un anno fa sulle pagine del blog Fotocrazia il giornalista Michele Smargiassi ha raccontato di Frank Cancian a proposito del Progetto 1801 Passaggi: concorso fotografico curato dall’Associazione LaPilart e dal MAVI che ogni anno premia (e mostra) i suoi partecipanti https://www.museomavi.it/1801-passaggi/. Di Smargiassi è stata l’intuizione di mettere in relazione le “visioni americane” su Lacedonia con quelle realizzate a Luzzara aprendo a un confronto dai molti risvolti che, auspichiamo, si amplieranno con questa mostra. Un confronto che la Fondazione Un Paese di Luzzara ha accolto con rapidità in quanto già da tempo impegnata su progetti di inclusione e scambio culturale di cui si sta facendo promotrice.
In mostra 40 opere fotografiche originali di Hazel Kingsbury Strand e Frank Cancian provenienti rispettivamente dalla Fondazione Un Paese di Luzzara (The Paul Strand Archive of Aperture Foundation, New York) e dal MAVI – Museo Antropologico Visivo Irpino di Lacedonia (Archivio Frank Cancian, Irvine California). Tutte le 20 opere di Frank Cancian inoltre sono quelle prescelte per l’edizione 2020 del concorso fotografico “1801 Passaggi” di cui potete avere ogni informazione sul sito https://www.museomavi.it/1801-passaggi/.
La mostra è realizzata in collaborazione con il Centro Culturale Cesare Zavattini di Luzzara, il Comune di Luzzara, Sabar servizi srl; la Proloco di Lacedonia, il Comune di Lacedonia, l’Associazione LaPilart.
IL PINOLO… E altri cibi alleati del sonno “C’è anche l’aglio”. Nel ‘700 Ravenna creò una industria del frutto, la raccolta iniziava e terminava alle porte dell’estate. La stesura delle pigne sull’aia, con il sole estivo e fuochi accessi che permettevano l’apertura venivano battute con mazze e fatte cadere dal loro primitivo involucro per essere raccolti.
La pineta e la storia del pinolo Ravennate dalla Pineta di Classe, si può arrivare al Parco I Maggio e alla Casa delle Aie di Classe. Dal Ponte delle Botole è possibile percorrere tanti sentieri, pedonali e ciclabili, altri transitabili a cavallo. Un tempo la pineta era custodita da monaci che la sfruttavano per la produzione di pinoli, importante fonte di reddito. La Casa delle Aie di Classe fu adibita a dormitorio per i “pignaroli” che si occupavano della raccolta delle pigne e dei pinoli. Oggi le pinete si trovano su un terreno anticamente occupato dal mare e il pino è cresciuto spontaneamente.