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SILICI DI NOSTRA DONNA

Lacedonia strada contrada per Silici (foto Nicola Quatrale)

Terreno, di tomoli 1 e misure 23, posseduto in enfiteusi
perpetua da don Vito Papaleo per l’anno canone di carlini 2.
Confina con: strada delle Silici;
Fiumara.

FEUDO ANGIOINO

Dopo la morte dell’ultimo Svevo, Carlo d’Angio, il 28 ottobre 1268. si impossessa definitivamente del Regno di Napoli e di Sicilia. Già il 17 febbraio dell’anno precedente “il re permette al vescovo laeedoniese di recarsi a Roma conducendo per suo servizio 10 vetture” (22), Re Carlo convola in seconde nozze a Trani con Margherita, nipote del duca di Borgogna Ugo IV La preoccupazione maggiore del Re é quella di sottomettere la città di Lucera, dove erano rifugiati i seguaci di Corrandino detti “proditores”. Dopo poco più di un mese dal matrimonio il 24 dicembre 1268, il Re si reca a Foggia per organizzare non solo un forte esercito ma anche tutto ciò che potesse servire per raggiungere la meta. Impone ad ogni Università l’obbligo di inviare un numero di soldati in proporzione della popolazione esistente. “Volendo il Re combattere e sterminare i Saraceni di Lucera, ordina ai giustizieri delle Provincie di radunare l’esercito a questo mode: i Conti, Baroni e feudatari della Provincia con armi e Cavalli; degli altri uomini delle città non soggetti al servizio feudale, si presenti uno per ciascun focolare che sia il migliore a combattere. Portino le armi: in mancanza gl’istrumenti della loro industria, o almeno falci, picconi, vanghe ed altro, per fare opere a danno degl’inimici, si provvegga ognuno di Vettovaglie” (25). Chiede anche il “fodro”, le vettovaglie cioè  che ogni Università deve inviare (24). Infatti, quando la Corte si trasferisce a Lagopesole, Lacedonia invia ogni giorno 100 pani, 2 some di Vino, 1 soma di orzo, un castrato ed un porco, per tutto il tempo che il Re e la sua Corte risiedono a Melfi si ordina, con documento del mese di giugno 1274 di inviare  quotidianamente 50 pani, 3 some di orzo, 2 arieti, 6 galline, 4 pecore e 1 giovenco. Alla vicina Rocchetta si chiedono 25 pani, 2 some di orzo, 1 ariete, 5 galline e 20 pecore. Ai suoi più fedeli soldati re Carlo, dope aver conquistato tutto il Regno di Napoli, dona, quale ricompensa per la loro fedeltà, alcune terre… “cum hominibus vaxallis possessionibus vincis, terris cultis et incultis etc (darnus donamus) ” (25), Lacedonia con Monteverde e Rocchetta, già di Roberto di Gualterio e poi restituita alla Curia, (26) viene infeudata con privilegio del 4 maggio 1278 a Giovanni Gagliardo, milite e familiare, e a sua moglie Altrude de Dragone, signora di Armatera e Rapone, sposatisi presso Foggia (nel palazzo di Pontano o in quello di San Lorenzo) nell’estate del 1269 o nell’autunno del 1271 (certamente non prima del 20 marzo del 1269, in quanto risulta, in questa data, ancora nubile), alla presenza del Re e di Guglielmo Gagliarcli di Pies, fratello del rnarito (27). Queste terre, aventi un valore complessivo di 147 once d’oro, vengono date in cambio dei castelli di Montemiletto, Arrnatera, Viralba e Rapone. La sola Lacedonia conta, in questo anno, 150 fuochi e all’atto del passaggio viene Concessa per un valore di 55 once (28) Il 15 gennaio 1279 si ordina a Gerardino de Corneto di consegnare al Gagliardo un feudo in terra lacedoniese. Il 4 maggio 1281 Giovanni Gagliardo é già morto e la moglie Altrude, dovendosi recare in Francia, chiede ed ottiene che venga affidata la tutela della figlia Giovanna e del feudo al cognato Rinaldo. Giovanna muore però presto e senza eredi, come risulta da un diploma del 30 giugno 1306 dove si legge che “le 50 once di rendita concesse quondam Iohanni Galardo militi in Monte Viride, Laquedonia et Roccetta de Iustitiariatu Principatus ex obitu filio ipsius Iohannis sine liberis mortuo similiter ad nostra curiam devolute etc.” (29). Altrude si risposa con Adam de Ferriers, capitano del Patrimonio di S. Pietro, il quale viene invitato, il 28 aprile 1284. dal Re a tornare nel Regno per ricevere l’assicurazione dei vassalli della baronia di Monteverde, terra appartenente alla rnoglie. Anche Altrude muore (1306) e lascia erede il figlio di secondo letto Giovanni Feirrier Pare che essa si sia maritata per la terza volta con Giovanni Eppe. Lacedonia è una terra ricca di foreste e vi abbonda il ginestro tanto che il Re ordina spesso di tagliare legna  o raccogliere quella secca per la Corte nei boschi di Lacedonia, Monteverde e Rocchetla (50) (31).

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STORIA DEL CASELLO AUTOSTRADALE DI LACEDONIA 1965 – 1970

Foto sopra tracciato autostrada

Beghe burocratiche… infinite discussioni fra paesi limitrofi. La spunta Lacedonia… “Casello di Chiancarelle”, per la costruzione di un casello autostradale. Il Comitato Provinciale intercomunale, del quale ne venne a far parte anche l’on.le Tanga di Vallata. E chiaro che nell’ambito del Comitato, del quale personalmente entrai a far parte in rappresentanza del Comune di Lacedonia, l’On.le Tanga non poteva sostenere e non avrebbe mai sostenuto la soppressione del Casello di Vallata, per Cui si limitò ad affermare che “Voi di Lacedonia siete pugliesi, non avete niente a che fare con la Campania e con Avellino. Andatevene con la Puglia e non rompete le scatole”. La discussione divenne cosi accesa e provocatoria alla seconda riunione del Comitato che il Presidente della Provincia prof. Ingrisani, anch’egli membro del c.d. Comitato intercomunale, tolse la seduta e da quel momento altro non fece se non sostenere “a parole” la validità della tesi dei comuni interessati dell’ Alta Irpinia senza dar seguito ad un atto deliberativo provinciale.

Contrada Serritelli che conduce all’autostrada foto Felice Pennacchio

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SIAMO I FIGLI DEL SUD

BUONGIORNO ITALIA…
BUONGIORNO IRPINIA,
Oggi vi propongo un testo
di Mastrovito.. Perdonatemi
ma è la realtà di oggi…(Buona giornata).

Un giorno lontano partì per il nord
Lasciò la sua terra calda del sud
Trovò una donna con qui si sposo
Ne ebbe dei figli e la sua vita cambiò
Lasciò la sua mamma gli amici e il paese
Trovò un nuovo mondo dove avvolte si chiese
Ma per guadagnare qualche cosa di più
Sara valsa la pena a lasciare il suo sud

Ma che ci vuoi far con questa Italia qua
Siamo figli del sud e della povertà
Passati son gli anni da quel giorno lontano
E il suo nuovo mondo non gli pare più strano
La terra trovata diventa reale la vita diversa gli sembra normale
Ma come un fantasma di un’era passata una triste notizia
La su gli è arrivata aiuto fratello qui ci manca di tutto
La terra si è malta il paese e distrutto

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LA PASQURELLA “Canti tradizionali dell’Irpinia il Sabato Santo”

Fisarmonica otto bassi

So’ quaranteasétte jorne can un agge cammaràte,
la quaréseme è passàte, nuie avime acammarà.
Bònasére padrone re case, mittalìlle la cammise (…),
raamme r’òve ca m’haie prumisse, lunnerì, ime a cammena’ (…)
Ie nun ne vòglie assaie e ne vòglie ‘na quìnecìne (…)
e, seno, me raie l’ochéddhre cu’ tutte li pulecine (…)
Bònasére, padrone re case, mittalìlle la unnèddhre (…),
ancòra ‘nciàmbeche a la chianghéddhre e m’avisse a iastuma’ (…).
Nuie ve rame la bònasére, ve la rame allasche allasche (…),
e, si vuie nge rate r’ove, putìte fa’ ‘na Santa Pasqua (…)’

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IL PERCHÉ GERMANIA E OLANDA NON VOGLIONO AIUTARE L’ITALIA (!)

Partita a schacchi… Merkel (CDU) Con Olanda Mark Rutte, liberale alla guida Geert Wilder. Ma… (Giuseppe Conte… fa Scacco matto)!

In Svizzera Cristian Vitta: “Se gli anziani vanno nelle prime ore del mattino… (dopo le 10.00 stop). Oltre… nessuno vieterà loro di entrare”! La misura introdotta nella fase acuta era una decisione responsabile per proteggere più vulnerabili. Il meccanismo di solidarietà, e unità… fatto bene in Ticino. Un sistema pronto per un’evoluzione. Chi vorrà farsi aiutare potrà continuare a farlo é il miglior modo per continuare a proteggersi. Chi lo vorrà, può recarsi nei negozi… preferibilmente al mattino. L’invito a continuare con le precauzioni che ha ben funzionato a tutto oggi. Cristian Vitta, quando comunicato, la Confederazione… il prolungo dell’ordinanza fino al 26 aprile.. Per quanto concerne deroghe, circa 100 autorizzazioni concesse, le aziende con 5 o meno dipendenti, di cui 3000 a gli impiegati di atutorizzazione. Meno del 50% della forza lavoro. A tutto oggi sono stati erogati 750 milioni di franchi di crediti per il Ticino. Il Governo per tutto l’anno 2020… rinuncia agli interessi di ritardo maturati sui crediti fiscali. E qui lasciatemi spendere qualcosa di mio… “gli affitti”! Una situazione drammatica con l’emergenza sanitaria del coronavirus.

Tutti o quasi… hanno da pagare un mensile fisso, pagamento dell’affitto, dell’ipoteca. In questo periodo scombussolato dal coronavirus…(IL CERCHIO SI ROMPE)! Le relazioni tra proprietari e inquilini. “Attualmente le misure adottate e discusse, per far fronte alle scadenze mensile”? Cosa faranno quando le entrate finanziarie vengono a mancare o del tutto scompaiono. La pigione sulla tenuta finanziaria di un bar… di un negozio… il bilancio di una persona, della sua famiglia che questa settimana si vede consegnare lettera di licenziamento! BancaStato l’istituto di credito cantonale annuncia procedure “semplice e veloce” per chi è colpito dall’emergenza. sospendendo gli ammortamenti al 30 settembre 2020. Se la crisi per dura si può ottenere un credito garantito al 100% dalla Confederazione fino a 500’000 franchi… tasso d’interesse dello 0% annuo per il primo anno. Ritornando sugli affitti si sta discutendo una maggior collaborazione (Locatori – Inquilini). Al momento palleggiano un tiro ciascuno! Solamente in Ticino 5000 appartamenti sfitti… (vuoti). Un’altra bolla immobiliare… tutto é da vedere.

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MODENA BISACCIA E RITORNO PASCAL GENTILE

nella foto Pasquale Gentile..

Professione carrozziere per 27 anni ha lavorato in proprio… poi come si dice non si lavora per la panza… “ma per le tasse”. Allora anche lui emigra a Modena, dove un suo curriculum vita di tutto rispetto: (CARROZZIERE VERNICIATORE), subito assunto. Si occupa del controllo verniciatura, una (LAMBORGHINI…) costo 2,5 milioni di euro. Ferruccio Lamborghini”, acquista un grande terreno a Sant’Agata Bolognese, a metà strada Bologna e Modena, costruisce una grande, modernissima fabbrica. Facendo che i dirigenti avessero costantemente sotto controllo la situazione della produzione. Il nuovo centro di verniciatura di Lamborghini, realizzato per la Urus, … (Tra i lavori di ampliamento e ammodernamento della fabbrica… perfetta). Finitura estetica di ogni componente Lamborghini che entra ed … ordinare una Lamborghini “di serie” non è una possibilità per tutti! Per cui in vista del lancio sul mercato della Urus, Lamborghini ha ampliato lo stabilimento produttivo di Sant’Agata Bolognese raddoppiando l’area… da 80.000 a 160.000 metri quadrati. La storia “Lamborghini Automobili” inizia nel 1963… fondatore Ferruccio Lamborghini.

Classe 1916, nato sotto il segno del Toro, Ferruccio uomo abile, impetuoso, volitivo e senza dubbio il protagonista della nascita dell’azienda. Quando decise di impegnarsi nella costruzione di una fabbrica di automobili sportive di lusso. Ferruccio uomo ricco: già nel primissimo dopoguerra aveva fondato la fabbrica di trattori, che aveva lanciato con energia e determinazione… creando punto di riferimento nel settore. Inizio anni Sessanta, Lamborghini era quindi un uomo di successo, forte con idee chiare; ma quando disse che avrebbe costruita la migliore automobile super sportiva… molti pensarono che fosse impazzito e che della stravagante impresa non avrebbe portato alcun profitto.

130 concessionari in tutto il mondo, mezzo secolo di vita Automobili Lamborghini ha creato una serie ininterrotta di auto da sogno, che annovera 350 GT, Miura, Espada, Countach, Diablo, Murciélago, le serie limitate: Reventón, Sesto Elemento e Aventador J; Veneno Coupé, Egoista e Veneno Roadster… create per celebrare i 50 anni dell’azienda nel 2013, mentre la Centenario commemorata 100 anni dalla nascita del fondatore Ferruccio Lamborghini nel 2016. Sicuramente il signore Pascal Gentile che si goda la pensione… chissà quante… (LAMBORGHINI) ha controllato sotto la sua visione, ci può raccontare. (!)

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LE NEVIERE A TREVICO

Foto panoramica Trevico

Le neviere luoghi sotterra molto profondi, costruiti in pietra lavica e malta, veniva ammassata neve che serviva da ghiaccio durante l’estate. Prima di ammassarla, si preparava il fondo piattaforma costituita da tronchi di legno con ginestre intrecciate, in modo che il terreno assorbe l’acqua che man mano si creava a causa dello scioglimento del ghiaccio. Evitando che l’acqua causasse lo scioglimento rapido del blocco. Di queste neviere che erano quattro… solo due sono ancora intatte. Trevico sorge, a 1094 mt. s.l.m., su uno sperone della dorsale appenninica nell’alta valle dell’Ufita (AV). Paese immerso nel verde, da numerosi boschi, pinete, si respira aria fresca e pulita. Un Bosco dell’Impero, ai piedi del Castello, che si estende su una superficie di 40 ettari e confina con il Parco Rita, bosco che sovrasta il campo di calcio. La Pineta, dotata di percorso vita e aree picknik, che consentono di trascorrere il tempo libero all’aria aperta. L’incantevole panorama che offre grazie alla sua altitudine. I suoi tre Belvedere (S. Antuono, Il Balcone ed il Castello) si può vedere, il Gargano ed il Vesuvio in condizioni di bel tempo.

Origini di Trevico risalgono all’età longobarda, il paese citato da Orazio nella notissima satira che racconta il suo viaggio Roma – Brindisi in compagnia di Mecenate nel 37 a.C. Nel Medioevo, Trevico centro e roccaforte della Baronia di Vicum, con gli attuali comuni: Carife, Castello, S. Nicola, S. Sossio e Zungoli, Vallata, Flumeri, Montaguto, Accadia, S. Agata di Puglia e Ascoli Satriano. Nel 1507, Re Ferdinando II il cattolico, donò la Baronia di Vico al suo gran Capitano Consalvo Fernandez de Corduba, duca di Sessa.
Nel 1515, la figlia del Capitano, Elvira, smembra l’unità della Baronia di Vico, donandola a suo figlio, Flumeri, S. Nicola, Castello ed Acquara e vendendo le città di Trevico e S. Sossio a Francesco Loffredo.
Oggi la Baronia comprende i comuni di Trevico, Vallesaccarda, Scampitella, Vallata, Carife, Castello, S. Nicola, S. Sossio e Flumeri.
Il nome del paese deriva probabilmente dal latino “Tres Vici”, che indicava l’insieme di tre villaggi: frazione S. Giuseppe e Taverna delle Noci in Vallesaccarda, e S. Pietro di Olivola verso la Puglia.
Alcuni fanno derivare il nome dalla Dea Trivia che una volta aveva un tempio su questo monte. Trevico fu sede vescovile per circa un millennio (da qui anche il motivo dell’appellativo di Città), probabilmente dal 1058, dopo il concilio di Melfi, fino al 1818, anno in cui, “dopo il passaggio al Regno delle Due Sicilie, fu unita alla Diocesi di Lacedonia”.

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OGGI PARLANO DI ME

copertina la baita.jpg 10

Nino Bellinvia

Estro e passione, delicatezza e sensibilità sono le caratteristiche dell’autore, compositore, poeta, scrittore Michele Bortone, dotato di viva intelligenza, ingegno creativo ed eclettico. Nato a Lacedonia nella verde Irpinia, terra di tanti personaggi (basta ricordare Guido Dorso e Francesco De Sanctis) vive a Lugano (Svizzera) da oltre 50 anni. Rientra in Italia una volta l’anno per passare una decina di giorni al suo paese che porta sempre nel cuore.  Come tutti ricordano è balzato agli onori della cronaca per aver composto anni addietro in memoria della Principessa Diana, la canzone dal titolo “L’amore”, incisa da Manuela Barbaro. Sue sono anche tante altre canzoni e poesie di rara semplicità e purezza lirica come queste che seguono.

Fabrizio Frizzi

Stiamo parlando di te / del tuo sorriso, / del tuo animo buono / del tuo modo di fare. / ma tu non ci sei. / Stiamo parlando di te / del tuo amore per gli altri, / la tua forza nelle cose / il pensiero che hai avuto per noi / ed é poco dirti grazie. / Stiamo parlando di te / della tua arte / del tuo amore per Stella / la tua piccola Stella. / Stiamo parlando di te, / un pensiero per te. / Ma tu dove sei. /

Emigrò a Lugano nel 1968, iniziando la sua carriera nel 1980 incidendo il disco dal titolo “Pazzo Amore”.

Da quel momento le collaborazioni con noti artisti hanno portato Bortone a numerosi riconoscimenti e premi. In un’intervista, rilasciata alla televisione Svizzera, ha fra l’altro detto che odia isolarsi, ma che ama vivere tra la gente e vorrebbe che il mondo vivesse in pace. A Lugano ha creato, insieme a altri lacedoniesi, l’Associazione Culturale Lacedonia (della quale è stato presidente per cinque anni). Fra l’altro è l’ideatore del progetto del Premio Internazionale di poesia, narrativa, pittura e musica “Francesco De Sanctis” (ha curato e pubblicato le antologie  delle prime due edizioni) ed attuale presidente della “Associazione lacedoniesi e Campani nel Mondo”. È stato il direttore artistico del festival Internazionale della canzone “Ci incontriamo a Lugano”. Tra i suoi best seller (oltre quelli già citati), ricordiamo: “Fiori d’arancio” (con cui ha vinto il concorso letterario “Primavera Abruzzese”); “Ci incontriamo a Lugano” ( con testo e musica 1991  con cui partecipa alla compilation “Hitalo Hits” dividendo la realizzazione con brani di Little Tony, Carmelo Zappulla, Franco Mercia), “Dedicato a un’amica” (con cui ha vinto un concorso per parolieri e compositori e viene inserito nell’antologia “I contemporanei della Comunità Europea”), “Time” ( presentata dalla cantautrice Dianaerika Lettieri  all’Eurosongcontest di San Marino).

Cura, anche, le edizioni discografiche Safm Records. Sue poesie e suoi articoli sono inseriti anche in pagine web.

Dello stesso autore segnaliamo alcuni romanzi d’amore scritti con un linguaggio narrativo semplice, spontaneo, genuino, non privo di piacevole vena poetica e momenti di originale inventività.

La mia vita un film (pag. 146, 2018)

La storia è ambientata in un paesino campestre, dove è ancora vivo lo stile di vita del secondo Dopoguerra. «Anni (rileva Bortone) della nostra infanzia e adolescenza». Tra i protagonisti Michele, Antonio, Nicola, Francesco, Sonia e Marina. L’autore li ha ben tracciati: gente che mostra una tipica simpatia e accoglienza verso il forestiero. Michele rimane orfano di padre a solo cinque anni e oltre a doversi occupare di sè, deve prestare attenzione alla sorella appena nata, mentre la madre è indaffarata in campagna. La sua è un’infanzia difficile, sempre sulle difensive, che lo porta ad avere un determinato carattere, timido e introverso, un impervio terreno, bagaglio spigoloso e faticoso di conflitti con se stesso. Porta dentro di sé l’inconscio. Era ovvio che qualche ragazza, prima o poi, s’innamorasse perdutamente di lui. Michele non ha vita facile. Come racconta, a soli quattro anni rincorre le farfalle e si perde nella campagna. In un’intervista dice: «La mia vita è un film». Ragazzo monello, che ne ha fatte di tutte e di più, scorribande e marachelle, poi cancellate con un colpo di spugna. Sembra che dentro di sé dimori un mare calmo. Un amore ricambiato, con una ragazza di nome Paola, che sembra non finire mai. Purtroppo finisce in una notte d’estate, risvegliandosi da un sogno troppo bello e tornare alla dura realtà di tutti i giorni. La sua storia sembra proprio uscita da un film e il romanzo si lascia leggere piacevolmente. Possiamo dire che è una fiction biografica. E allora che… si vada in scena!

·Questo Il secondo libro: “La baita delle betulle rosse” (2015, Edizioni Safm Records, più volte ristampato).

La storia è ambientata in un villaggio campestre, collinare, con stili di vita tipici degli anni ’50 del secolo scorso, anni della nostra infanzia e adolescenza. I protagonisti (Claudio, Don Vincenzo, Antonio, Serena, la Signora Anderson) richiamano subito personaggi delle nostre terre, di paesini isolati, di frazioni di campagna.

I loro caratteri, ben delineati sia pure con rapidi tocchi, ci riconducono all’humus culturale in cui si sono formati: la diffidenza tipica dei nostri contadini verso il forestiero, a cui, però, una volta conosciutane la lealtà, vengono offerte amicizia, ospitalità spontanea, semplice, sincera, tipica della cultura “contadina” delle genti di montagna.

Ospitalità che si concretizza in “orecchiette fumanti”, buon vino, prosciutto, salsicce… aspirazioni e sogni gastronomici tipici degli anni del dopoguerra.

Ritroviamo paure, credenze, superstizioni presenti nell’inconscio collettivo della gente di montagna, che viveva isolata, senza contatti umani. Il soffio impetuoso del vento, il canto della civetta, considerato lugubre e sinistro, fantasmi veri o presunti che incutono timori, hanno influito negativamente, nel passato, sul carattere delle persone.

Ed ecco i ragazzini cresciuti troppo in fretta ma ancora spontanei e genuini e i giochi della nostra infanzia, col cerchio delle botti e la palla di “pezza” nelle strade polverose; personaggi come il prete, Don Vincenzo, il buon curato di campagna, che richiama figure più note come il Don Camillo di Guareschi e nei miei ricordi, autentici preti dei nostri paesi.

Privilegia, per la sua immediatezza, il discorso diretto.

La storia, frutto della fantasia di Bortone, si lascia leggere piacevolmente, rapidamente. E il finale è a sorpresa.

“La ragazza dagli occhi tristi” è il titolo di un altro suo romanzo d’amore.

La storia è ambientata in un paesino del salernitano, Bellosguardo, dove è ancora vivo lo stile di vita del secondo dopoguerra («Anni, dice Bortone, della nostra infanzia e adolescenza»).

Al cuore non sì può parlare. Innamorarsi è il cuore che ne paga le conseguenze. Spesso a tutto c’è una risposta, ma innamorarsi è come tornare bambini. A volte uno sguardo malizioso dice tutto; le parole d’amore rassicurano e gratificano, rendendo i due innamorati più complici. Tra i protagonisti: Franco, Laura, Sara, Anna, Giulia, Paolo, Andrea, Antonio e Giacomo.

Franco, un musicista e fotografo, segue una ragazza che lo porta a chiederle informazioni su di lei. La sua bellezza è dirompente e lei gli risponde: «La tua informazione sono io.»

Laura, questo il nome della ragazza, ha un’infanzia difficile, sempre sulle difensive, che la porta ad avere un determinato carattere: timido e introverso. Laura non ha vita facile, porta dentro di sé l’inconscio. L’amore travolgente e ricambiato con Franco, però, sembra non finire mai.

Orfana di entrambi i genitori, è sempre triste, tanto che per il suo comportamento le è dato il nomignolo: “La ragazza dagli occhi tristi.” Nomignolo dolce e romantico che le si adice. Nonostante le difficoltà Laura, per cause di forza maggiore, sceglie di andare a lavorare per guadagnarsi da vivere, diventando venditrice, acquisisce esperienze di vita nel mondo del lavoro, fino a spingerla a diventare proprietaria del negozio in cui lavora.

Complimenti per la sua attività all’autore Michele Bortone. Questa la sua email: mbortone83@gmail.com

Nella foto l’autore Michele Bortone e le copertina dei sui romanzi… l’ultima pubblicazione  “La mia vita è un film”

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LA SVIZZERA È PRONTA AD ACCOGLIERE PAZIENTI COVID ITALIANI. “Ma la situazione sanitaria nel Canton Ticino non lo permette.”

Coronavirus, 21’652 casi e almeno 584 morti in Svizzera. Il nostro Paese ha una delle più alte incidenze in Europa, ma è pure quello che effettua il maggior numero di tamponi. Oltre 2’471 persone sono ricoverati negli ospedali: la maggior parte di loro soffre di patologie pregresse. I tre sintomi più presenti sono ipertensione, malattie cardiovascolari e diabete. In Ticino? Cassis. “Per ragioni linguistiche sì. Per la situazione sanitaria ticinese no”“Per ragioni linguistiche sarebbe logico portarli in Ticino,”  È un gesto di solidarietà  che possiamo fare… fintanto che abbiamo la possibilità di farlo. “Un gesto che aiuta nei rapporti esteri con gli altri Stati”.

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LA CORREA DEL SALACO “Lacedonia sul Monte Origlio a 850 mt.”

Terreno di tomoli 156 e misure 23. La correa è composta da vari territori uniti. Si annota un avanzo di tomoli 12 e misure 7.

LA CORREA DEL SALACO

Confina con:

  • Vallone che scende da Grottapeta;
  • Difesa d’Origlio;
  • territorio dei morti di Bisaccia;
  • Demanio di Bisaccia;
  • dn Giuseppe Colabella;
  • È sul Monte Origlio quanti ricordi della mai giovinezza, la fontana ( li puluno, L’albero secolare… una quercia di circa 300 anni, circonferenza del tronco metri 5.50, altezza di 25 metri. Denominato “cerro del tesoro” per il suo legame con il brigantaggio,  ai tempi briganti che nascondevano il bottino sotto questo albero o nelle vicinanze, facilmente riconoscibile, trovabile all’interno del boschetto dei cerri per le sue immense proporzioni. Poco più la…  distanza ad un chilometro circa, una pila che abbeveravano gli animali pecore, mucche, cavalli, non solo… un’acqua freschissima, sembrava quasi tenuta nella ghiacciaia… ma dissetava anche la gente che andava a dissodare i terreni a mietere il grano e altri mestieri dell’agricoltura. Noi avevamo un terreno coltivavamo varietà di grano duro Senatore Cappelli,  Strampelli.