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LETTERA DI… “VINCENZO SAPONIERO”

Foto Donato Di Geronimo

Ottobre 1996

L’amico MICHELE BORTONE, bella, duttile e creativa intelligenza, fondava l’ASSOCIAZIONE CULTURALE LACEDONIA con sede in LUGANO. Questa originale e benemerita iniziativa volle essere un sentito atto d’amore verso il “bel paese” natio, sempre amato e mai dimenticato anche da lontano, verso la”verde” IRPINA, la terra del sommo  FRANCESCO DE SANCTIS. L’istituzione si mostrò, fin dall’inizio e nel corso degli anni, molto utile e prodiga di importanti risultati valida cerniera tra il paese d’origine e la terra straniera, gelosa custode di usi costumi,  folclore e tradizioni culturali. Dopo sei anni di intensa e proficua attività Michele lascia la guida ma consegna il; timone a persona altrettanto degna e capace, l’amico ROCCO DI CONZA “uomo giusto al posto giusto”. Ne sarà il successore e continuatore porterà avanti il sodalizio con slancio e convinzione, con dedizione e spirito di sacrificio.

A dispetto di recenti incomprensioni e dolorose defezioni l’associazione resterà viva e vitale, tesa a tenere sempre saldi i legami di amicizia e solidarietà tra le nostre genti, vicine e lontane. Non potendo partecipare al simpatico”amarcord”di fine festa del comune “sentire”, formulo gli auguri più schietti e calorosi di buon lavoro e, nell’occasione di buon divertimento nel segno delle imminenti festività.

VINCENZO SAPONIERO

 

Sotto le quattro pagine scritte dal nuovo Presidente Rocco Di Conza

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PREMIO LETTERARIO “FRANCESCO DE SANCTIS 2°”.

Sotto comunicato stampa della Rivista di Lugano un premiato, a destra in piedi il l’organizzatore Michele Bortone e la giuria.

 

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Comunicato stampa del Giornale del Popolo di Lugano.

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Sotto lettera del Presidente della Repubblica

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Foto di gruppo del Comitato Associazione Culturale Lacedonia.

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Sotto il convivio a Trevano la giuria con l’amico Professore Zanolli

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PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA, NARRATIVA E PITTURA FRANCESCO DE SANCTIS 1°

Sotto ritaglio di un comunicato stampa (Il Sannio Irpina), scritto dall’amico Vincenzo Saponiero.

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Attualità Campania dal Mattino di Napoli 11 agosto 1998

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DA CORRIERE DEL SUD (10)

Successo di pubblico alla manifestazione di musica, pittura e poesia Lacedonia: premiati i vincitori del concorso.

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La premiazione a Lacedonia, comunicato stampa di Vincenzo Saponiero

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La Premiazione della prima edizione a Lacedonia Sotto, un francobollo con annullamento postale, dedicato a: Francesco De Sanctis

 

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Idem sotto una busta e il timbro… la premiazione della prima edizione a Lacedonia dedicato a: Francesco De Sanctis

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Così menzionava in un comunicato stampa, il compianto e amico Vincenzo Saponiero.Il mio percorso di vita, una sfida alla promozione culturale… ( E con delicata sensibilità il comitato organizzatore, dedica una targa d’argento a Marta Russo una studentessa lacedoniese, uccisa da un proiettile assassino, il 09 maggio del 1997, mentre percorreva il viale dell’Università “La Sapienza” di Roma).

 

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A LUGANO PALAZZO DEI CONGRESSI EUROPA STARS ’91

EUROPA STARS ’91 A LUGANO, (PRESENTAVANO ALLA STAMPA IL MIO BRANO “Ci incontriamo a Lugano”  Edito dalla Belvedere Records.  Sotto un comunicato stampa e un ritaglio di giornale con…  errata corrige (è di Michele Bortone la canzone dedicata a Lugano…). E la mia partecipazione in giuria. Presentava Yor Milano.

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Sotto un mio comunicato stampa su Sanremo, un trafiletto che parla di me, gennaio ’92

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DIPLOMA DI MERITO, PER GLI SCAMBI CULTURALE ’97 – ’98 A CISLAGO (VA)

Nelle foto sotto, Premio Internazionale Poesia, Pittura e Musica Francesco De Sanctis, premiazione a Lugano. Nella foto l’organizzatore M. Bortone, con il vestito rosa la concorrente, Presente il Ministro Di Stefano Console di Lugano.

PREMIAZIONE DE SANCTIS. E IL CONSOLE DI STEFANO

 

 

URANIA

 

PREMIAZIONE DE SANCTIS. 10)

Premiazione di una concorrente, l’organizzatore Michele Bortone

 

 

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LA DIOCESI DI LACEDONIA TRA OTTOCENTO E NOVECENTO NELLE RELAZIONE DEL VESCOVO ZIMARINO

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Nota relativa alla visita ad limina del vescovo Giovanni Paolo Pallantiero. Archivio Segreto Vaticano, S. Congregatio Concilii, Relationes, carteggio 433/A

Mons. Nicola Zimarino, nuovo vescovo di Lacedonia, preconizzato da Papa Leone XIII nel Concistoro del 30 novembre 1895, assunse il possesso della diocesi il 6 gennaio 1896, dopo il trasferimento ad Acerenza-Matera del suo predecessore Diomede Falconio (115).Redasse la sua prima relazione triennale sullo stato della diocesi nel mese di novembre 1898, attestata dalla Sacra Congregazione il 26 novembre dello stesso anno, e la seconda nel novembre 1903, dopo cinque anni (116). Questi due importanti documenti inediti, mentre da un lato testimoniano l’avvertita sensibilità pastorale dello Zimarino, dall’altro costituiscono una fonte quanto mai significativa per la storia socio-religiosa dell’Alta Irpinia. Riteniamo pertanto utile riassumerli e riportarli nelle loro parti essenziali.

LA DIOCESI

La diocesi lacedoniese, risalente all’ XI secolo, e suffraganea della Metropolitana di Conza, ed è posta nella provincia di Principato Ultra. Confina con le diocesi di Bovino e di Ascoli a nord, di Ariano a ovest, di S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia a sud, e di Melfi a est. Il suo vescovo non ha privilegi, ad eccezione dei titoli di barone di S. Biagio e di abate perpetuo di S. Maria delle Fratte di Castelbaronia, nonché di S. Maria di Anzano. Dopo la soppressione della diocesi di Trevico con bolla del 27 giugno 1818, in seguito al riordino voluto dal Concordato del 16 febbraio 1818 (117), la diocesi di Lacedonia conta dieci paesi (118): Lacedonia, Trevico, Carife, Castelbaronia, S. Nicola Baronia, S. Sossio, Flumeri, Anzano, Rocchetta S. Antonio e Scampitella, con una popolazione di circa 27.000 abitanti e 11 parrocchie (119). La popolazione sale a 28.000 abitanti nel 1903. La chiesa cattedrale, di tre navate e undici altari, di cui dieci in marmo ed uno storico in legno, fu restaurata e ampliata nella seconda metà del XIX secolo. La Mensa vescovile ha risistemato nel 1903 il pavimento in marmo, che si era avvallato per il cedimento del sottosuolo. L’altare in legno del duecento decorato con artistici intagli dorati e con un bel quadro di autore ignoto, rappresentante la Beata Vergine con ai lati S. Pietro e S. Paolo, è situato in fondo alla navata sinistra. È stato solennemente consacrato nel 1892 dal vescovo Diomede Falconio e fornito di arredi metallici solo nel 1903 (120). La Cattedrale è priva dell’aula capitolare. Le riunioni del collegio si tengono nell’angusta e poco decente sagrestia. Il Capitolo cura l’unica parrocchia affidata all’arciprete e si compone di 12 canonici, dei quali cinque sono dignità: un arcidiacono, un arciprete, un primicerio, un cantore e un tesoriere e di due uffici senza prebenda speciale: il teologo e il penitenziere. Non ha mansionari e supplisce alla mancanza, per l’assistenza alle funzioni, con due sacerdoti ai quali viene riconosciuta una modesta retribuzione annuale. Vive di massa comune divisa in parti uguali senza alcuna distinzione tranne l’arciprete, seconda dignità, che ha una rendita speciale per la cura delle anime. Dei 12 stalli canonicali uno è vacante dal mese di maggio 1902 (121). Le Collegiate nella prima relazione sono due e risultano entrambe soppresse: Trevico e Carife, e tre nella seconda con l’aggiunta di Flumeri. La chiesa collegiata di Trevico, priva di due volte e minacciante rovina nel muro orientale, è stata ristrutturata con la riedificazione del muro dalle fondamenta e con il rifacimento delle volte. Restano da fare, nel 1903, una parte di stucco e le decorazioni. Il collegio da 12 è ridotto a 6 canonici, dei quali due sono vecchi, pensionati e infermi, tre statuari e l’arciprete. La Collegiata di Carife è in buono stato. Il collegio, che contava 24 canonici, è ridotto a 6: tre pensionati, due statuari e “l’Abate, capo del Collegio, porta la cura delle anime”. La Collegiata di Flumeri è in buono stato, ad eccezione di qualche piccola riparazione che verrà realizzata dal Municipio. Il collegio da 18 è ridotto a tre membri, un canonico pensionato, uno statutario e l’arciprete. Le 11 chiese parrocchiali, fuorché quelle di Anzano e di Scampitella, hanno un clero ricettizio ora soppresso. Nel 1898 risultano tutte in uno stato materiale mediocre e bisognose di restauri, povere, comprese le 39 cappelle rurali e quelle delle confraternite, scarse di arredi e sprovviste di fabbricerie eccettuata la Collegiata di Carife (122). Nella seconda relazione 7 chiese sono in buono stato, due si stanno restaurando. Una, la più bella per stucchi barocchi, non è ben tenuta e necessita di opportuni lavori di riparazioni. La chiesa parrocchiale di S. Sossio abbisogna di lavori. Il nuovo parroco promette di provvedere. Le parrocchie di S. Maria delle Fratte in Castelbaronia con 4 partecipanti, S. Nicola con 5, S. Sossio con 8 e Rocchetta S. Antonio con 7 sono chiese ricettizie. A Castelbaronia vi è un monastero di frati minori di S. Francesco d’Assisi, ora soppresso, dove risiedono, per la custodia della chiesa, un sacerdote e due laici dello stesso ordine. Nella diocesi non vi sono né monasteri di donne né ospedali. A Lacedonia 5 suore delle Figlie di S. Anna si dedicano all’insegnamento nelle scuole elementari municipali e reggono un asilo infantile. Si contano 18 congregazioni, di cui 16 con oratori propri e due con oratori presso le chiese parrocchiali. Sei oratori di congreghe hanno bisogno di riparazioni. Per la povertà dei sodalizi difficilmente potranno essere eseguiti i lavori. Le 21 cappelle urbane e rurali sono in uno stato materiale discreto. La cappella rurale di S. Giuseppe, appartenente alla parrocchia di Scampitella, è ridotta in uno stato miserevole. Si obbliga il patrono al restauro concedendo 8 mesi di tempo pena la interdizione. Il prelato lamenta la scarsezza di arredi sacri in tutte le chiese, salvo poche eccezioni, e la poca cura per gli esistenti “a causa della miseria eccezionale di tutti i paesi della diocesi e poco zelo del clero”. La chiesa cattedrale e la più povera di arredi sacri tanto che il vescovo e costretto a celebrare i pontificali con paramenti riparati con toppe di vari colori. Da circa mezzo secolo essi non vengono rinnovati, salvo qualche parte del parato violaceo, per la insufficiente disponibilità finanziaria del Capitolo e della Mensa vescovile, dai quali numerosi cittadini indigenti attendono quotidianamente il necessario per la loro esistenza. “Lacedonia è per eccellenza la città della miseria, che domina tutte le famiglie meno pochissime che tirano innanzi colle usure“. I sette vescovi precedenti, negli ultimi cinquant’anni, non hanno potuto per questo sollevare la cattedrale dallo stato miserevole. Lo stesso Zimarino ha potuto saldare i debiti contratti per la elevazione alla cattedra episcopale solo all’inizio del 1903. La chiesa cattedrale, le ricettizie di Trevico e di Carife hanno un modesto e appena sufficiente reddito di fabbriceria. Nel comune di S. Sossio vi è un Monte di Pietà, detto Monte frumentario, amministrato dal parroco e da due anziani sotto la sorveglianza del vescovo. Il capitale, costituito da grano ammontante nel 1898 a 210 tomoli, viene ceduto annualmente ai poveri contadini con un minimo interesse. Un altro Monte frumentario è nel comune di Carife, fondato nel 1884 da Francesco Pezzano, ed è amministrato dal parroco e da due laici, di cui uno nominato dal vescovo e uno dal Municipio, ed è posto alle dipendenze del vescovo. Ha un capitale di “550 ettolitri di grano e di granaria” che si distribuisce ai poveri agricoltori con l’interesse del 4 1/2 per cento. Il fondo serve a mantenere un chierico in Seminario e a maritare le zitelle povere. La eventuale parte residua si largisce ai poveri.

IL VESCOVO 

Mons. Zimarino tiene a sottolineare il suo impegno a risiedere in diocesi. La sua presenza è infatti continua, tranne pochi giorni per recarsi a Roma e a Taranto ad aprile, agosto e settembre 1900 per i congressi cattolici, il giubileo e le conferenze regionali, ed a marzo 1902 per presenziare alle feste giubilari del S. Padre. Si reca per quindici giorni presso due vescovi amici nel 1897. Si assenta per un mese nel 1898 per motivi di salute e per la cura dell’acqua di Fiuggi (123). Esegue le visite pastorali (alla fine del 1901 restano da visitare solo due parrocchie), tiene personalmente le sacre ordinazioni ad eccezione di una effettuata dal vescovo di Ferentino, essendo il giovane sacerdote studente di quel Seminario, somministra il sacramento della confermazione e a Lacedonia, se chiamato e a qualsiasi ora, adempie agli uffici nelle abitazioni degli infermi. Su richiesta e secondo le prescrizioni canoniche amministra il sacramento dell’ordine anche agli extradiocesani. Per ragioni di salute predica in cattedrale solamente nelle quattro domeniche dell’Avvento, in tutte le solennità e durante tutta la Quaresima con un corso spirituale per il popolo e nel 1903 anche per il clero. Nelle altre occasioni si serve di sacerdoti idonei. Nelle due ultime visite pastorali ha condotto con sé un oratore sacro “per annunziare ai fedeli la parola di Dio”. In preparazione della festa dell’ Immacolata, 8 dicembre, a cura della Congregazione di S. Nicola Taumaturgo, si organizzano per otto giorni esercizi spirituali per i fedeli. Si sono disposti anche esercizi spirituali “in forma di missione” presso tutte le parrocchie. Un benefattore ha assegnato al vescovo un legato per due maritaggi all’anno di £. 50 ognuno e il resto della rendita per opere caritatevoli. Non si sono verificati eccessivi ostacoli per l’ufficio e la giurisdizione ecclesiastica, benché essa venga limitata dalle leggi lesive dei sacri canoni. Nell’ottobre 1892 due sacerdoti di S. Sossio, sospesi a dívinis per i loro disordinati costumi, si erano querelati presso il potere giudiziario laico. La vertenza si ricompone con la revoca della denuncia. Nella prima relazione il vescovo ammette di non aver fatto opere pie di rilievo. Si è occupato però del Seminario promuovendo e riordinano gli studi, la disciplina e la pietà degli alunni. Ha eretto nella parrocchia rurale di Scampitella una congregazione di contadini, sotto il patrocinio di Maria Santissima della Consolazione, per richiamare i coloni alla vita cristiana e per allontanarli dal vizio. Anche a Lacedonia ha fondato la Pia Unione delle Figlie di Maria, dove si sono iscritte molte fanciulle, sotto la direzione delle Figlie di S. Anna e aggregata alla primaria di Roma. Ha incoraggiato e contribuito anche economicamente al restauro di una cappella, ha caldeggiato e concorso con la rendita del Legato Festa all’erezione di un asilo infantile affidato alle figlie di S. Anna. L’istituto assiste 150 bambini e risulta un’opera “provvidenziale per i figli dei contadini i quali sono continuamente impegnati nei lavori dei campi”. Le suore sono mantenute dalla Congregazione di Carità. Nella diocesi non vi è deposito di pene pecuniarie. Non si è tenuto il sinodo ne provinciale né diocesano.

IL SEMINARIO

Il Seminario diocesano, annesso alla modesta abitazione episcopale, è sotto la immediata direzione del vescovo, che ne è anche rettore. Non essendovi tasse, esso si regge con la retta degli alunni, che ammonta per gli interni a 320 lire all’anno, oltre il diritto d’ingresso ‘una tantum’ di lire 12 e per gli esterni da lire 50 a lire 70, aumentata a 90 nel 903, a seconda della classe frequentata. La rendita, al netto delle tasse di ricchezza mobile e di manomorta, è di lire 739. ll disavanzo viene coperto dalla Mensa vescovile e con cespiti eventuali. È frequentato da circa 45 alunni, di cui una metà interni e altrettanti esterni e da “borghesi”. Quattro posti sono riservati ai poveri di cui 5 sono a carico del Pio Monte della Misericordia di Napoli ed uno del Pio legato esistente a Carife. Funzionano 5 classi ginnasiali con otto insegnanti conformemente ai programmi governativi, nonché un corso di filosofia tomistica e di perfezionamento in lettere italiane, latine e greche, un corso triennale di S. Teologia le cui materie sono: morale ed istituzione di diritto canonico e istituzione teorico pratica di sacra liturgia (124). Due canonici e due sacerdoti si occupano dell’amministrazione. Il Seminario è “molto angusto”. Si sono eseguite opere di restauro e di miglioramento per rendere il luogo più igienico e idoneo e si è incaricato un ingegnere di redigere un progetto di riedificazione e ingrandimento. La spesa complessiva e stata di lire 2.500, di cui 550 per il progetto. Occorrono ancora lire 24.000.

 

115) Nato a Casalbordino, nella diocesi di Vasto, il 13 febbraio 1847. Nicola Zimarino era stato nominato canonico penitenziere della cattedrale di Vasto il 21 settembre 1882: nel 1887 divenne cancelliere della curia vescovile e nel 1895 pro-vicario generale. Fu consacrato vescovo a Roma il 1° dicembre 1895 dal cardinale M. Parocchi. Dopo Pepiscopato lacedoniese fu traslato alla sede di Gravina – Montepeloso (Irsina) il 6 dicembre 1906. Morì nel luglio 1920. Sulla diocesi ed i suoi vescovi cfr. G. G. LIBERTAZZI, La diocesi di Lacedonia nell’età moderna, Venosa 1986, e F. BARRA, Chiesa e società in Irpinia dall’unità al fascismo, Roma 1978.
116) Archivio Segreto Vaticano, Relationes ad limina, cart. 453 B. L’obbligo triennale delle relazione ad limina, ribadito da Sisto V nel 1585 con bolla “Romanus Pontifex“, non venne rispettata da mons. Zimarino per un equivoco. La prima relazione, ammessa per il 1° triennio, è stata presentata dal vescovo il 26 novembre 1898, dopo tre anni dall’ultima del suo predecessore Diomede Falconio del 26 novembre 1895. Lo Zimarino, ritenendo di dover presentare la seconda alla scadenza del triennio, cioè entro il mese di novembre 1901, chiede, in questo anno, alla Sacra Congregazione una proroga per la presentazione della successiva al mese di marzo 1902, dovendosi lo stesso recare a Roma con i suoi diocesani per le feste giubilari del Santo Padre. La Congregazione respinge la richiesta e dispensa il vescovo dalla visita perché è trascorso un anno dal tempo utile previsto per soddisfare tale obbligo fissato al 20 novembre 1900.
117) Il riordino delle diocesi vacanti avvenne dopo il periodo napoleonico e il ritorno a Napoli di Ferdinando I Borbone, con il Concordato del 1818. Lacedonia risulta vacante dalla morte del vescovo Francesco Ubaldo Maria Romanzi, morto a Lacedonia il 30 ottobre 1816. Il primo vescovo della nuova diocesi, che aveva assorbito quella soppressa di Trevico, Vincenzo Ferrari, nominato dal re ai sensi dell’art. XVII della convenzione il 7 aprile 1819, assunse il possesso della diocesi il 4 giugno 1819. Trevico era vacante dalla morte del vescovo Agostino Gregorio Golini avvenuta nel 1813.
118) Nella seconda relazione se ne riportano otto, oltre Lacedonia, omettendo Scampitella.
119) Castelbaronia ha due parrocchie.
120) Pare che il quadro sia un dono votivo del re di Napoli, Ferdinando I d’Aragona, per essere scampato alla congiura dei Baroni ordita a Lacedonia nel 1486.
121) Non si è provveduto a ricoprire la carica, per volontà espressa il 12 agosto 1902 dalla S. Congregazione, per saldare con la rendita spettante al seggio i debiti contratti dalla fabbriceria della Cattedrale e per reintegrare i capitali spesi.
122) Le leggi del 7 luglio 1866 e 15 agosto 1867 avevano soppresso i beni delle Mense vescovili, delle chiese ricettizie e degli Ordini religiosi e avevano abolito i censi, le decime e tutte le prestazioni per le opere di culto. Si assicurava solo un minimo di reddito a chi aveva la cura d’anime. Il clero divenne perciò povero. E’ questa una ragione per cui incominciarono a mancare le vocazioni religiose.
123) I vescovi del regno di Napoli si assentavano molto spesso dalle diocesi, adducendo come scusante motivi di salute, scomodità della sede, ecc. La Curia romana compì notevoli sforzi per richiamarli al dovere. L’obbligo della residenza fu sancito, con bolla del 12 dicembre 1635, da Urbano VIII, il quale istituì un’apposita Congregazione per la sua osservanza. Benedetto XIV, il 3 settembre 1746, riorganizzò la Congregazione istituita da Urbano VIII.
124) l testi usati erano:
– per filosofia tomistica l’opera di Gambardella;
– per  dommatica il compendio di Knoll;
– per morale l’opera di De Vecchio;
– per diritto canonico il compendio di P. Cercia.
La scelta degli insegnanti e dei testi da adottare nei Seminari era subordinata al giudizio della Congregazione romana per uniformare gli indirizzi didattici. Per i testi usati nel Seminario lacedoniese la Sacra Congregazione obiettò che il testo del Gambardella “è buono benché assai ristretto” Da notare che, come in tutti gli altri Seminari, anche a Lacedonia l’indirizzo era esclusivamente umanistico, con esclusione di materie scientifiche e della conoscenza della cultura recente e contemporanea. È importante conoscere gli indirizzi didattici e i testi usati perché da essi si ricava la cultura del tempo e gli orientamenti del vescovo nonché eventuali aperture a rinnovamenti.

Informiamo a chi ci legge: LACEDONIA DAL MEDIOEVO AL XX SECOLO (di Carmine Ziccardi). Pubblicato da: Associazione Culturale Lacedonia di Lugano, foto copertina di (Michele Bortone), Le fotografie riportate sul libro… (studio fotografico Progetto di A. Coppola)

La frase: I SENTIMENTI SONO COME LE FOGLIE, LA PIÙ BELLA RESTA TRA I RAMI), di Michele Bortone.

Pubblicazione non in vendita, la si può richiedere a: Associazione Culturale Lacedonia, (Rocco Di Conza), oppure Associazione Lacedoniesi e Campani nel Mondo, Michele Bortone Lugano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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CONTROVERSIE COL POTERE CIVILE

Nella città di Lacedonia esiste una controversia tra il vescovo e l’Università. Quest’ultima pretende il pagamento per il pascolo degli animali dei preti, i quali “ab immemorabil tempo sono stati et non hanno pagato, et io subito fece consapevole in Sacra Congregazione di queste differentie, dove quelli miei eminentissimi miei padroni fu risposto che observantur solitum, et adesso si va disputando qual’è questo solito poiché il capitolo dice il solito è adesso esser franco, et l’università dice che havendo pagato, che si bene non ha pagato li preti hanno pagato li padri et parenti di preti che hanno animali, se bene questa è ragione che a poca sussistenza perché la paga è stata linee trasversale pagata da laici più per paura che per altro, et non da preti. adesso vedremo che ne seguirà”.

Altra tensione contro il vescovo e per il modo di osservare la fede non ché per quello di applicare l’elemosina “che hanno quelli in tempore missis”. Un’altra differenza consiste nel non dir messa piana prima di quella cantata. E ancora il vescovo vuole aumentare il prezzo per i decreti di scomunica. Il prelato sostiene che per il costo basso dei provvedimenti si sente maledire e sentenziare in chiesa. Il costo più alto delle scomuniche farebbe desistere da “tante scomuniche et maledittioni”. Anche con l’Università di Rocchetta esistono liti. Infatti quest’ultima pretende la quarta parte dell’entrata della chiesa, diritto rivendicato e percepito fin d.al lontano 1555. Il vescovo sostiene al contrario che non esiste distinzione né risulta dagli atti dei predecessori.

Un’altra lite è causata da una stanza posseduta da circa 30 anni dal vescovo e attaccata a quelle della Mensa episcopale. L’Università asserisce essere di proprietà della comunità in virtù di alcune parole scritte sotto la porta della casa comunale; il vescovo sostiene invece che e stata regolarmente acquistata. Una terza lite consiste nella pretesa dell’Università di esigere la dispensa da parte della chiesa di candele nel giorno della purificazione invocando la consuetudine: evento chiaramente negato dal vescovo. L’ultima invece riguarda la riparazione della campana rotta. Il vescovo sostiene che essendoci 28 sacerdoti partecipanti all’entrata della chiesa e siccome beneficiano diaconi e suddiaconi, a differenza degli ordinari “in sacris della città della Cedogna che sono ordinati ad titulum Patrimonii, ci è un subdiacono, et quattro clerici in minoribus” la campana deve essere riparata a spese della Comunità.

ROCCHETTA S. ANTONIO

Nella giurisdizione della diocesi e compresa la terra di Rocchetta S.Antonio (85), distante da Lacedonia circa 3 miglia, nella stessa provincia di Principato Ultra. Ha una popolazione di 200 fuochi, circa 1000 abitanti (86). La Chiesa Maggiore, dedicata a S. Antonio Abate, è situata “a muro con la porta di detta terra” ed è officiata da 14 sacerdoti (87). L’edificio sacro ha tre navate ed e volto verso tramontana. Ha due porte: una ad occidente e una a levante. Il fonte battesimale è in mezzo (88) alla Chiesa a mano destra attaccata ad una colonna. Nel fonte vi è “luogo” dove si conservano tutti i “sacramentali” e alcune reliquie le cui chiavi sono custodite dall’arciprete. Sopra il fonte battesimale vi e un organo “di grandissima statura” di 8 registri “benissimo accomodato” e un pulpito. L’arciprete, don Francesco Magaldo, è nominato dalla Santa Sede e cura le anime coadiuvato da tre confessori. Non ha entrate diverse rispetto agli altri sacerdoti se non due sacchi di grano contenenti circa tre tomola ognuno e pochi altri emolumenti derivanti dai matrimoni. L’altare del SS. Sacramento, con un bellissimo tabernacolo con due pisside d’argento fino, e in mezzo alla navata centrale, tra due porte. Al corno dell’evangelio dell’altare maggiore del SS. Sacramento segue un altro altare custodito dai priori e aderenti alla confraternita. L’altare semplice della SS. Concezione, dove si celebra per devozione, e nella stessa navata centrale ed è di patronato di casa Ciampelli e Magaldi. La cappella del SS. Rosario segue la precedente ed è giuspatronato di casa Tufo nella persona del sacerdote don Domenico Garruto. Il beneficio semplice e gravato di tre messe la settimana e prende circa 20 ducati l’anno. La cappella di Santa Maria Maggiore, giuspatronato di casa Fennendi, e nella navata del corno dell’epistola. Rende 18 ducati l’anno con il peso di una messa ogni mattina all’aurora.

Nella stessa navata vi è una cappella semplice “disfatta di belle pietre lavorate”, giuspatronato di casa Maserini. Nonostante l’ordine impartito dal vescovo nella visita per una riedificazione della cappella in un  tempo prestabilito, gli eredi non hanno adempiuto per povertà: è allora devoluta alla Mensa.Segue la cappella di S. Vito con una statua grande di legno del santo. La cappella ha il peso di due messe la settimana: l’obbligo e adempiuto da don Giovanni Battista Fennindo. Rende 4 ducati circa l’anno oltre la stanza abitata dal sacerdote celebrante. Vicino alla porta della chiesa vi e la cappella di  Maria del Carmine, giuspatronato di casa Lugarella, senza peso e entrate. Al corno dell’evangelio dirimpetto alla porta della Sacrestia, vi è una porta che conduce nel campanile dove al primo ingresso si trova “un poco di largo con molte ossa di morti, et quelle dicono essere il Cimiterio” dove si trovano le scale, poi demolite. Il campanile di altezza di circa “un’archibusciata fatto di bellissime pietre e di bella forma” ha quattro campane, due grosse e due piccole (89). Di fronte alla porta centrale del campanile “dentro il coro di detto altare maggiore al corno dell’epistola“ vi e la Sacrestia dove si conserva il necessario per “divini offici et sacrifici” e l’altare maggiore del SS. Sacramento. Un bellissimo coro, tutto di noce intagliato con figure monacali “et involta con bellissima fabbrica”, e un bellissimo “Setterino“  di noce per cantare l’officio sono dietro l’altare maggiore. La confraternita del SS. Sacramento ha una rendita di 70 ducati, quella del SS. Rosario non ha rendite se non le elemosine quotidiane.

A Rocchetta vi sono anche altre chiese; una “antica” sotto il titolo di S. Antonino, giuspatronato di casa De Agostino, dotata di una campana mezzana, che non ha rendite e dove si celebra per devozione; la chiesa di S. Giovanni Battista, cappella dei confratelli dotata di una piccola campana. Vicino a questa si trova la chiesa della Madonna delle Grazie. Essa e un beneficio semplice senza pesi nella persona di don Ferrante Cappuccio canonico e arciprete di Lacedonia e rende 15 ducati circa. In questa chiesa la famiglia Mattia di Rocchetta ha costruito una cappella. Fuori dall’abitato a circa “un archibusciato” vi è la chiesa di S. Pietro rifatta con le elemosine di molti devoti. Nella diocesi non ci sono monasteri. In un luogo lontano da Rocchetta circa un miglio che, anticamente era nel casale detto S. Stefano, vi è la chiesa di S. Maria “Iungicaro” (Giungarico), di dominio della SS. Trinità di Cava, dell’ordine di S. Benedetto. In questa chiesa vi sono tre altari e, attaccata ad essa, vi è una casa a forma di un antico convento con celle, refettorio, cucine e mulino. Vi celebrano i padri benedettini e, quando questi sono assenti, officiano i preti rocchetani.

bolla (20)

Incipt della relazione al limina del vescovo Ferdinando Bruni, Archivio Segreto Vaticano S. Congragatio Concilii, Relationes, cart. 433/B

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85,) Il Comune di Rocchetta S. Antonio Abate, già della provincia di Avellino. e stato aggregato a quella di Foggia nel 1939. Ha un territorio comunale di 71,9 Kmq. “.

86) Nella relazione del 1651 si precisa che “La città della Cedogna et sua Diocese situata nelli confini della Provincia di Principato Ulteriore confina con le Puglie et Provincia di Capitanata, fa duecento vinte fochi in circa habitata da mille et ducento anime in circa” e “ci have in iurisditione la terra della Rocchetta lontana circa tre miglia dalla Cedogna di fochi circa ducento, fra anime circa mille. Nella stessa relazione si precisa che “qual terra è dell’isteso numero et di anime dell’istesso numero della Cedogna”.

87) Nella relazione del ‘i634 è detto: “Si trova la Chiesa della terra della Rocchetta dove… un clero di n. 28 di sacerdoti quali sono partecipanti dell’intrata di questa Chiesa”.

88) Nella relazione del 1631 è scritto che la fonte battesimale è  man dritta nell’intrar di detta chiesa”.

89) La relazione del 1654 segnala tre campane; una grossa, una mezzana e una piccola. La campana grossa e stata rotta da alcuni laici “con archibusciate”. E in atto una lite per stabilire la competenza della ripartizione.