
Autore: Michele Bortone
ALBANO CARRISI


Nella foto sopra Michele Bortone e corrispondenza con Al Bano Carrisi
BULLONERIA, APPELLO DA LUGANO “L’associazione lacedoniesi nel Mondo prende posizione sulle sorti della fabbrica.”

Foto Paolo Cusano, nella valle del Calaggio le fabbriche. Corriere Irpinia 25 ottobre 2006
Il presidente Bortone presenta una serie di proposte per riconvertire l’attività e dare possibilità di lavoro.
Facciamo riferimento agli articoli di stampa per quanto concerne la Bulloneria di Calaggio, che stanno facendo di tutto per non farla fallire. L’associazione lacedoniesi nel mondo di Lugano, prende posizione in merito e con la speranza di vedere realizzare alcuni progetti che esponiamo. e di preservare il posto di lavoro ai nostri concittadini e altri lavoratori dei paesi limitrofi. Così in una nota in cui si continua a dire: Un caso del genere prima di chiudere definitivamente, dovrebbero interpellare e coinvolgere gli operai, che sicuramente attendono un salario arretrato. E siamo più che sicuri che alcuni di loro hanno dei progetti da vedersi realizzare. Per cui noi ci adoperiamo a prendere posizione, facendoci portavoce che stanno attendendo da che parte penderà l’ago della bilancia. Chiediamo che il Sindaco di Lacedonia Prof. Mario Rizzi, lo stato la Regione si facciano garanti di queste iniziative o progetti che sotto elenchiamo con la speranza che almeno alcuno possa essere realizzato.
Creare un comitato di operai, per poter fare una cooperativa e se ne è il caso portare avanti la stessa attività. Creare una cooperativa per la raccolta dei rifiuti solidi: alluminio, ferro, rame, carta, ecc. Creare una cooperativa di autonoleggio (visto che a Calaggio si fermano diversi autobus, e far smistamento di passeggeri nei paesi limitrofi a pagamento.) È possibile creare una fabbrica per la raccolta mobili usati e trasformali in nuovi pannelli, per costruire mobile o tavole multi uso, o trasformare, terriccio per costruzione giardini con rifiuti di alberi e legni ecc. Ultimo progetto creare una scuola dove si possa esercitare teoria e pratica per formare: (muratori, carpentieri e capo mastri per l’edilizia.)
Ci sta bene privatizzare ma fine a che punto, e quali sono i servizi o i lavori che conviene privatizzare. Per lo più è giunto il momento che tutti ci adoperiamo! “Per dare quella piccola scossa che i nostri politici usano spesso pronunciare.”ma che non arriva mai.” Altrimenti dobbiamo veramente ricrederci che noi Italiani siamo i primi a fare le leggi e gli ultimi ad adoperarle. Allora diamoci una mossa. Così L’associazione lacedoniesi nel Mondo, per il comitato il presidente.
GIÙ VECCHIE COSTRUZIONI, PER FAR POSTO A IMMOBILI CON TUTTI I CONFORTI

Michele Bortone 05 settembre 2018
Alto risparmio energetico. vicino al centro… ma il costo dell’affitto non è trattabile. In Svizzera appartamenti vuoti in aumento. Il numero dalle 8 mila e oltre 72 mila unità nel 2019, giù le vecchie costruzione per far posto a grandi immobili. (giù le case e su il costo degli affitti, è il settore abitazione in affitto a mettere sotto pressione le pigioni nel 2018.
Ma quanto mi costa, il tipo la qualità di vita che voglio, faccio quattro calcoli… ma i conti non tornano.
Una famiglia di quattro persone, avrebbe bisogno tre locali e mezzo, al meno 100 metri quadri, il costo già nel 2004 fr.1300 con fr.200.- spese + conguaglio fine anno. Cassa malati per quattro persone fr.1000 dedotto il sussidio, per cui fr.2.500.- di spese effettive di tutti i mesi che una famiglia paga.
Lavora soltanto il capofamiglia con uno stipendio di 4.500.- mensile, alla famiglia restano 1.500.- di cui deve pagare altre spese, dentista, spese per gli studi dei figli. ecc. Sicuramente vi viene da chiedere potrebbero lavorare in due, (certo… ma dove.) Sta cercando di trave un posto di lavoro anche par time, ma manca anche quello.
Allora spontaneamente mi viene da chiedere e sicuramente anche voi, perché l’affitto alle stelle, e stipendi da fame. Dove è finita la legge, (PRIMA I NOSTRI,) che il popolo svizzero ha votato il 21 febbraio 2018 È proprio vero… come un vecchio proverbio! (TRA IL DIRE E IL FARE C’È DI MEZZO IL MARE.) Ci vuole coraggio per lanciare l’economia, qualcuno deve fare il primo passo.
IL POZZO DI SAN GERARDO A LACEDONIA
Michele Bortone pubblicato 13 agosto 2014
San Gerardo a Lacedonia.
Gerardo nacque a Muro Lucano il 6 aprile 1726 da Domenico Maiella e Benedetta Galella. Secondo la tradizione il venerdì digiunava a modo suo. Mentre era ancora in fascia, rifiutava il latte materno. Le sorelle Brigida e Anna, attestano che l’unico suo divertimento era fare altarini. Teneva in casa, dentro una stanza, una tavola grande, tante figurine, ed in mezzo ad esse l’immagine di San Michele.
La povertà era l’unica cosa che non mancava mai nella sua casa. Gerardo spesso rifiutava la sua fettina di pane con la scusa. “Non ho fame, ho già mangiato”. Spesso si rifugiava nella Cappella della Vergine a Capodigiano (PZ). Ed ecco un giorno gli compare dinanzi, senza sapere da dove fosse sbucato, un fanciullo ricciuto, carino, gentile, il quale gli offre una pagnottella ancora calda e se ne và. Gerardo crede di sognare: ma stringe nella destra proprio una pagnottella vera, calda e profumata! Sente l’acquolina in bocca ma pensa alla sua famiglia. Chi te l’ha data?- gli domanda la mamma. –Un ragazzo rispose lui.
E allora perché non te la mangi? E Gerardo pronto, imperterrito: “Perché ho già mangiato e non ho più fame!. Per settimane e settimane Gerardo continuò a recarsi a Copodigiano ad incontrarsi con il misterioso fanciullo (il quale altri non era che il Bambino Gesù). A otto anni Gerardo una mattina, in Chiesa, si accosto anche lui alla balaustra insieme ai fedeli per l’Eucarestia, ma il prete lo vide piccolo e lo rimandò a sedere.. Quel rifiuto lo ferì nel vivo del cuore; non sapeva farsene una ragione, piangeva prima in chiesa e poi davanti al suo altarino al cospetto dell’Arcangelo San Michele. E la notte seguente San Michele stesso, mentre tutti dormivano, si accostò a lui, gli posò sulla lingua un’ostia bianca. Al mattino seguente, felice e trionfante confessava candidamente: “Ieri il prete mi ha rifiutato la comunione; questa notte l’Arcangelo San Michele me l’ha portata”.
Il 5 giugno 1740, ricevette la cresima dalle mani di Mons. Glaudio Albini, vescovo di Lacedonia (AV). Mons. Albini cercava un domestico; ne aveva avuti tanti, ma nessuno aveva resistito. Non si sa se per scherzo e sul serio, qualcuno gli parlò di Gerardo Maiella il quale accettò impegnandosi a recarsi da lui a Lacedonia; forse non sapeva cosa l’aspettava. Gerardo sempre sereno e sorridente, anche quando per una malaugurata distrazione si lascia sfuggire di mano la chiave. E facile immaginare cosa sarebbe accaduto, quando la cosa fosse giunta al’orecchio di Monsignore. Gerardo non si preoccupavo più di tanto. Ad un tratto lascia in asso le comari che hanno fatto circolo intorno al pozzo e sfrecciava via come un razzo.
Rieccolo poco dopo con una statuetta di Gesù Bambino; la lega alla corda e dicendo: “O Gesú, tu solo puoi levarmi d’impiccio”, cala quindi la statuetta nel pozzo. Poi comincia a tirare ed ecco la statuina riemergere su grondante d’acqua…Le donne si spingono, si protendono: Gesú Bambino alla manina destra tiene appesa la chiave! Come non gridare al miracolo? Il pozzo diventa meta di curiosità e di pellegrinaggi e viene battezzato il pozzo di “Gerardiello”. Presso Mons. Albini Gerardo impiegò tre anni di servizio, felice di essere impegnato e vilipeso per il carattere poco dolce del suo pastore. Alla sua morte, la sera del 25 giugno 1744 a S. Andrea di Conza (AV), lo pianse sinceramente forse lui soltanto per aver perduto il miglior amico.
Quando era ancora al suo paese, Gerardo trascorreva più ore in chiesa che in bottega, una volta proprio dal Tabernacolo uscì una voce misteriosa di dolce rimprovero: “Pazzarello” . E Gerardo spontaneo: “Più pazzo siete Voi, Signore, che per amore ve ne state prigioniero nel Tabernacolo”. Al termine di una Missione, Gerardo si presentò a P. Paolo Cafaro pregandolo di portarlo con i missionari. Il giorno in cui questi partirono da Muro, Gerardo si trovava in camera sua, chiuso a chiave; la madre lo teneva d’occhio! Ma egli si calò dalla finestra per mezzo di un lenzuolo e corse dietro ai Missionari dopo aver lasciato il noto biglietto: “Vado a farmi santo”.
Quando si spargeva voce che Gerardo era a Lacedonia confluivano in casa Cappuccio (dove alloggiava) ecclesiastici e amici per ascoltarne le sue parole e per esporgli i lori casi personali. Egli rimaneva a colloquio con i sacerdoti o si recava in visita al vescovo D’Amato che aveva fortemente voluto la presenza di Gerardo a Lacedonia. Gerardo era sempre con i sacerdoti tra i primi ad ascoltare, cantare, a servir messa.La fama di santità di Gerardo raggiunse vari paesi e l’episcopio di Melfi (PZ); dove Mons. Teodoro Basta voleva conoscere il santo fratello. Gerardo arrivò lì inatteso e vi rimase per più giorni, trattenuto da Mon. Baste che rimase estasiato dalla conversazione con lui. Chiamato però a Lacedonia, Gerardo dovette partire non importava che il tempo fosse piovoso, la nebbia fitta e l’ora tardi.
Da Melfi partì alla volta della valle dell’Ofanto, verso Lacedonia. Ma sulle rive del fiume un’insidia lo attendeva: al’improvviso appare un’ombra, il cavallo sobbalza, e si sente uno sghignazzare frenetico e una voce dell’abbisso che grida: “Ora non puoi più niente. Sei nelle mie mani”. “Ah, sei tu, bestia d’inferno! Nel nome della Trinità ti ordino di prendere le briglie e guidarmi fino a Lacedonia. Ruggendo e digrignando, il demonio trascina tra selve e impervi sentieri il suo domatore fino all’ingresso del paese, dove sorte una cappella dedicata alla Santissima Trinità. Gerardo concedo’ lo strano compagno di viaggio e si diresse alla casa Cappucci, dove arrivò a notte fonda. Davanti al fuoco, ancora tutto bagnato ed infangata, fu costretto – per obbedienza – a raccontare il viaggio fatto non con un angelo ma con un demonio. Nella primavera del 1753 lo troviamo a Corato, in Puglia. S’imbatte in un contadino che piange disperatamente; si ferma, gli domanda che cos’ha. Il poveraccio è disperato i topi gli stanno devastando il raccolto. Gerardo ha compassione di lui; i poveri gli toccano il cuore: cosa sono la povertà, la miseria, la fame, lui lo sa! Guarda il campo, alza la mano nel segno della croce e riprende il cammino, mentre i topi cominciano ad apparire qua’ e là con le zampe all’aria, fulminati. Il campagnolo si mise a gridare: “Il Santo, il Santo!”.
Ma Gerardo si allontana in fretta. Un giorno Gerardo si reca a piedi con i studenti a Monte Sant’Angelo, davanti a San Michele stanchi ma felici. Per Gerardo è un incontro con un caro amico. Ricorda la sua prima comunione, e va in estasi. Sulla via del ritorno si fermano per dissetarsi a un pozzo di campagna. In Puglia l’acqua vale oro. Il contadino ha nascosto secchio e catene, e senza scrupoli, allontana i pellegrini assetati. ”Se tu neghi l’acqua al prossimo, il pozzo la negherà a te”, ammonisce Gerardo e si allontana. Il pozzo secca a vista d’occhio. “per carità, tornate; attingerò io stesso l’acqua per voi”, implora il contadino. L’acqua ritorna e il contadino disseta uomini e bestie. Poi Gerardo l’esorta: “Fratello, sii buono e generoso, se vuoi che Dio lo sia con te!”.
Ho raccontato alcuni miracoli di Gerardo, alcune volte Gerardo fu perseguitato da ingiustizie e calunnie, si hanno alcune testimonianze di una certa Nerea Caggiano, figlia di un magistrato lacedoniese, e don Benigno Benincasa scrivono a S. Alfonso. La prima però resta tormentata dai rimorsi per aver calunniato un santo, il secondo confuso per la sua imprudenza. Il fondatore chiese scusa all’umile fratello: “Gerardo perché non hai parlato?”.
Padre mio, come avrei potuto farlo?
La regola non ammette che ci scusiamo davanti ai Superiori”. S. Alfonso, comprese che stava trattando con un eccezionale eroe di Santità. Nel mese di giugno 1754 il santo viene inviato a Materdomini, vi morì il 16 ottobre 1755. Nelle testimonianze lacedoniese è del tutto assente del fatto accaduto alla figlia del magistrato, che in sede di processo dovette pesare moltissimo.
L’AMERICA PARLA OBAMA

Michele Bortone comunicato del 06/11/2008
Il sogno di Martin Luther King è diventato realtà: Obama figlio di un immigrato keniano e di una donna bianca del Kansas. Ha vissuto la sua infanzia tra le Hawaii . Il padre, Barak senior studente straniero, vince una borsa di studio concessa a ragazzi africani; per formare la nuova classe dirigente del continente nero. La madre, Ann Dunham, anche lei studentessa. Niente scandalo in famiglia, ma il matrimonio tra i due non funzionerà. Barak senior completò gli studi ad Harward, poi torna in Kenia per tener fede alla promessa verso il suo paese.
La madre, si risposò con un indonesiano, ed il giovane Barak visse parte dell’infanzia a Giakarta, dove nacque la sorellastra. Torna in America, Obama ripercorre da una parte e dall’altra degli Stati Uniti rincorrendo i suoi progetti, le sue aspirazioni, e il suo impegno civico e sociale. Obama, oltre ad essere un trascinatore di platee, sembra avere doti di narratore. La scrittura è fluida, la pagina vibra dei ricordi personali, degli aneddoti davanti agli album di famiglia. L’edentità e la razza, il suo essere “multietnico” diventa lo strumento di una sperimentazione quotidiana se stesso ed il mondo che lo circonda. Confessa di aver fatto uso di droga, di essersi introdotto in quel confine fatto di alcool e stupefacenti che può portare al baratro ai fallimenti..
Il ritorno in Africa è forse uno dei momenti più intensi del libro, il viaggio in Kenia, in occasione della morte del padre in un incidente. Le beghe familiari fotocopie e uguale a quelle di qualunque altro paese. E torna puntuale, il tema della razza, dei diversi modi e dai diversi colori che si hanno di fronte, Africa come in America, e come in Europa. Ma è una ossessione un chiodo fisso fino a esaurirsi in un’unica realtà e a capire che la razza è solo una fantasia umana, una chimera di fanatismo.
Chi è dunque Barak Obama?
I sogni di suo padre un racconto intorno al fuoco, Una storia di vita vissuta che val la pena di leggere. E poco importa se, nelle turbolente primarie che ha spesso dimostrato una preferenza per la Clinton, ha polemicamente sostenuto Obama. I cittadini americani decidono che Barack Hussein Obama sarà il primo presidente nero degli Stati Uniti.I democratici confermano e allargano le maggioranze alla Camera “circa di 20 seggi in più” e al Senato “almeno 5 seggi in più”, per la prima volta da 16 anni controllano il potere esecutivo e legislativo.
L’uragano Obama invade gran parte dell’America, entusiasmo e delirio possono convivere, non si paga sognare se poi diventano realtà.
GIOVANI STUDIATE, SIATE INTELLIGENTI E BUONI, L’ITALIA SARÀ QUELLO CHE SARETE VOI “Francesco De Sanctis”
Foto Nicolino Patanella, sotto l’incuria della tomba di F. De Sanctis e Consorte
Riceviamo e Pubblichiamo… Lodevole Signor Presidente Mattarella, Stimati connazionali. Lo stato pietoso in cui versa la tomba dell’illustre Francesco De Sanctis (l’indifferenza dei letterati e politici è evidente! (Lui diceva… noi dobbiamo essere contenti, quando l’ultimo degli italiani saprà leggere e scrivere.. grazie a lui) !
Foto Nicolino Patanella Napoli
Ci segnala un concittadino: Quando studiavo all’Alessandro Volta, la domenica andavo a messa alla chiesa del cimitero e passavo vicino alla tomba di De Sanctis e moglie, c’erano sempre rose fresche!
Ha portato un fiore che ha dovuto lasciare sul cancello chiuso con catenaccio!
Voglia gradire Signor Presidente Mattarella i segni della mia stima. M.Bortone

Foto sopra Nicolino Patanella Napoli, e lo stato e l’incuria della tomba.

Michele Bortone comunicato stampa, 11/11/2008
Si girerà nella tomba Francesco De Sanctis nel vedere quanto lui ha fatto e lottato per la scuola e quanto gli altri stanno distruggendo. Non si placa il movimento studentesco contro la riforma Gelmini, la scuola ha bisogno di tutti, degli addetti ai lavori dell’opinione pubblica, delle forze del territorio, delle famiglie e degli studenti. Ogni scuola ha i propri problemi, le proprie risorse, serve creare un sistema formativo di istruzione capace di orientare i giovani al’avanguardia. Un profilo innovativo con programmi giovani e un futuro democratico.
Nella nostra comunità, specialmente chi vive giornalmente della propria esperienza, occorre ampio spazio al dibattito, al dialogo. Scuola, ricerca, università, settori che non vanno divisi. Se non vogliamo distruggere i progressi fatti in questi anni, un dialogo costruttivo da entrambe le parte è dispensabile.
I dati Ocse, ci davano migliori e primi d’Europa, in quest’ottica il ministro va avanti per la sua strada. Il povero Francesco De Sanctis, Ministro della Pubblica Istruzione nel gabinetto Cavour un bel giorno del 13 aprile del 1861 disse: (NOI SAREMO CONTENTI QUANDO L’ULTIMO DEGLI ITALIANI SAPRÀ LEGGERE E SCRIVERE). Di questo passo.
LA FUNICOLARE DI LUGANO

Michele Bortone
La nuova funicolare di Lugano rappresenta il metodo più veloce per raggiungere la stazione. un mezzo di trasporto moderno, sicuro, tecnologicamente al’avanguardia. Nata nel 1886, quando Lugano già una nota località turistica. Ultimamente ha 2 anni la nuova stazione della città completamente rinnovata. Al 130° compleanno la funicolare ha ricevuto un nuovo nome. “Sassellina”, o il nome del quartiere luganese Sassello in cui si trova la stazione.
La funicolare con i seguenti orari attiva dalle 5:00 alle 24:00 senza interruzioni. Durata del percorso…di 1 minuto e mezzo. Nell’anno 1967 il costo era circa 40 centesimo di franco, Il prezzo è agli attuali fr 1.30. Il biglietto, dalle biglietterie dalle 7:00 alle 19:00 o presso i distributori automatici negli altri orari.
Validi i biglietti di trasporto della Comunità Tariffale Arcobaleno, nella foto. Nella foto scambio e percorso delle vecchie cabine.
PETALI

Quanto mi accingo a raccontare non sono altre che piccole schegge vissute giornalmente con donne. Parlando parlando, ascoltando, ho dedotto e scritto, piccole e grande cose che le donne hanno dentro. Sono storie belle, pregevole d’ascoltare e raccontare. Immaginatevi di vedere un bel prato con tanti fiori di campo, margherite, primule, bucaneve ecc. Sicuramente saresti tentati a calpestare quel prato per raccogliere, soltanto uno, il fiore più bello. Hanno già fatto così, con la mia più cara e simpatica amica Daina, sempre a rincorrerla fino a farla appassire.
I fiori non si raccolgono,e non si calpestano si lasciano nei prati. Li, anche loro hanno il fascino che è quello di rendere felice l’animo triste. Spesso vado attingere nel mio vissuto, cose belle che ho messo in musica, la poesia lascia la sua impronta, ed un giorno la ritrovo più bella e leggiadra. La al tramonto vedo cose belle, la sua immagine, il vento, alle rondini affido il mio pensiero, mi esalto nella contemplazione del roseo tramonto. Guardo l’orizzonte dentro il cielo di sera, una rondine in volo forse parla di te. Si proprio di te che sei apparsa ai miei occhi dirompente e silenziosa. Di colpo come un fulmine è successo in me qualcosa indescrivibile, i giorni le ore qualsiasi momento son ricordi di te. A tutto questo cerco una spiegazione, e mi rendo conto che tu manchi.
QUANDO IN AMORE CI SCAPPA UNA COTTARELLA “D’amore non si muore ma per amore si arriva anche a uccidere”


